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Lo sciamanesimo hawaiano, noto come Huna o Ho’omana, è un sistema spirituale che affonda le sue radici nella tradizione indigena delle isole Hawaii.

È una visione del mondo incentrata sull’armonia tra individuo, natura e universo.

Il termine Huna significa “segreto” o “conoscenza nascosta” e si riferisce a un sapere tramandato oralmente per generazioni dai Kahuna, i guaritori o maestri spirituali delle comunità hawaiane.

In Huna la spiritualità è un fuoco che arde dentro e intorno ad ogni essere umano.

È un cammino da percorrere con consapevolezza, amore e rispetto per il mana che anima ogni cosa, non un traguardo da raggiungere

È un invito a danzare con la vita, a respirare con il vento e a vedere il divino in ogni onda che si infrange sulla riva.

I 7 principi Huna

Huna si basa su sette principi fondamentali che guidano la vita e la pratica spirituale.

IKE: “Il mondo è come pensi che sia”: la realtà è plasmata dalle tue percezioni e credenze.

Questo principio è lo stesso principio che è alla base di quella legge conosciuta come legge di attrazione ed è anche lo stesso principio alchemico “come dentro così fuori”.

KALA: “Non ci sono limiti”: tutto è interconnesso e non esistono barriere insormontabili.

Il principio dell’interconnessione tra tutto ciò che esiste è stato patrimonio della saggezza ancestrale da sempre e lo si ritrova in ogni cultura e sistema spirituale di tutto il mondo ed, in tempi più recenti, è stato dimostrato dalla moderna fisica quantistica.

MAKIA: “L’energia fluisce dove si dirige l’attenzione”: il focus mentale dirige l’energia vitale. Anche questo principio è stato dimostrato dalla fisica quantistica e può essere empiricamente appurato da chiunque, basta osservare l’effetto sella realtà esterna dell’abitudine a nutrire determinate tipologie di pensieri e di emozioni.

MANAWA: “Il momento del potere è adesso”. Il presente è il punto di azione e trasformazione.

Sull’importanza del momento presente concordano tutti i maestri spirituali, i mistici, i motivatori, i coach e chiunque nel mondo della crescita spirituale e personale. Ma questo principio non significa soltanto che esiste soltanto l’adesso, ma anche che, agendo nell’adesso, si ha il potere di plasmare la propria realtà e di produrre effetti anche nel passato, attraverso la guarigione delle memorie, e nel futuro, attraverso la capacità di influire sulla direzione in cui si indirizza la propria energia (Makia) e quindi sugli effetti che ne deriveranno.

ALOHA: “Amare è essere felici insieme”: L’amore è la forza che unisce e guarisce. “Alo” significa “presenza” o “condivisione” e “Ha” significa “respiro” o “essenza vitale”. Aloha, quindi, è condividere il respiro della vita, essere insieme in presenza con amore. È un atteggiamento di amore, compassione, accettazione e connessione con tutto ciò che ci circonda.

Parlerò dello spirito di Aloha in un successivo articolo, torna sul sito per leggerlo!

MANA: “Tutto il potere viene da dentro”: L’energia spirituale (Mana) risiede nell’individuo.

Mana rappresenta l’energia vitale o il potere spirituale che permea ogni cosa nell’Universo: persone, animali, cose, piante, minerali e anche oggetti. È l’essenza che anima la realtà, la forza vitale che dà potenza, autorità e capacità di creare o trasformare.

Il Mana può essere coltivato o aumentato attraverso azioni positive, come vivere in armonia seguendo Aloha, meditare, pregare, vivere con coraggio e integrità. Al contrario, può diminuire come conseguenza di comportamenti impregnati di odio, disonestà, rabbia, avidità.

Questo principio significa che ognuno è responsabile di ciò che crea nella propria realtà e di come la plasma, attraverso le proprie credenze, emozioni e pensieri.

Significa anche che responsabilità equivale a potere.

Ma significa, soprattutto, che l’energia divina è dentro ogni essere umano.

PONO: “L’efficacia è la misura della verità”: ciò che funziona in armonia è vero. Un’idea, una credenza o una pratica è considerata vera o valida nella misura in cui produce risultati concreti e positivi nella realtà. Non si tratta di una verità assoluta o teorica ma di una verità pragmatica: ciò che funziona per migliorare la tua vita, risolvere problemi o raggiungere obiettivi è ciò che conta.

L’efficacia diventa, quindi, il metro di giudizio per determinare il valore di qualcosa.

Questi principi riflettono una concezione olistica della vita, in cui mente, corpo e spirito sono inseparabili, e l’equilibrio (pono) è il traguardo ultimo.

Secondo la concezione degli antichi hawaiani, lo Spirito non è separato dal corpo o dalla mente.

Nella loro visione tutto è interconnesso e la spiritualità è il filo che tiene insieme questa rete di vita.

In Huna, la spiritualità non è un’idea astratta o un insieme di dogmi da seguire ciecamente.

È un’esperienza diretta, concreta e profondamente personale che si manifesta attraverso la connessione con se stessi, gli altri e l’universo.

Il Fondamento dello sciamanesimo hawaiano è che Tutto è Energia, come è stato dimostrato dagli sviluppi moderni della scienza, ad esempio dalla fisica quantistica.

La spiritualità Huna si basa sull’idea che tutto – persone, natura, pensieri, emozioni – sia fatto di mana, l’energia vitale universale.

Il mana è un concetto simile al Prana indiano o al Qi cinese, ma con un sapore unico legato alla cultura hawaiana.

Essere spirituali significa riconoscere e lavorare con questa energia.

Non si tratta di ritirarsi dal mondo, ma di vivere pienamente nel presente, consapevoli del flusso di mana che ci circonda e scorre dentro di noi.

I Tre Sé

La Struttura dell’Anima Huna vede l’essere umano come composto da tre livelli spirituali, o “Sé”, che collaborano per creare la nostra esperienza di vita:

  1. Uhane (Sé Conscio o Medio): La mente razionale, quella che pensa, decide e comunica. È il ponte tra il sé inferiore e quello superiore.
  2. Unihipili (Sé Subconscio o Inferiore): La parte emotiva e istintiva, che custodisce i ricordi e regola il corpo. È come un bambino interiore che risponde all’amore e all’attenzione.
  3. Aumakua (Sé Superiore o Divino): Lo spirito elevato, la nostra connessione con il divino e gli antenati. È la guida interiore che ci collega all’universo e alla saggezza cosmica.

    L’obiettivo dello sciamanesimo hawaiano è armonizzare questi tre aspetti per vivere in uno stato di Aloha e accumulare Mana.

    La pratica di Huna è spiritualità in azione e consiste nell’allineare questi tre sé.

    Quando sono in armonia, il mana scorre liberamente, portando pace, forza e chiarezza. Se c’è conflitto, ad esempio tra emozioni represse e razionalità, si creano blocchi energetici.

 

Aloha: L’Amore come Via Spirituale

 

 

 

Uno dei principi cardine di Huna è Aloha, che non è un semplice “ciao” o “arrivederci”.

Aloha significa “amare è essere felici insieme” e rappresenta l’essenza della spiritualità hawaiana.

Vivere con Aloha è un atto spirituale: significa accettare e onorare la sacralità di ogni cosa – persone, animali, piante, persino i problemi – perché tutto è parte del grande tessuto del mana.

Dire “Aloha” significa esternare un’intenzione che trasforma i rapporti e purifica l’energia.

È una forma di meditazione attiva che dissolve la separazione tra se stessi e gli altri o, meglio, che consente di percepire l’assenza di separazione tra se stessi e gli altri.

Ed infatti, un aspetto fondamentale della spiritualità in Huna è il rituale di Ho‘oponopono, una pratica per purificare i blocchi energetici causati da rancori, traumi o disarmonie.

 

Ho’oponopono

Ho’Oponopono è una pratica di riconciliazione e perdono che mira a risolvere conflitti interiori o relazionali.

Tradizionalmente, era un processo comunitario guidato da un kahuna, ma oggi è noto soprattutto nella sua versione moderna e individuale, resa popolare da figure come Morrnah Simeona e il dottor Ihaleakalá Hew Len.

Si basa sulla ripetizione di quattro parole chiave: Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo”.

Queste parole vengono ripetute mentalmente o verbalizzate per “pulire” blocchi emotivi e memorie negative nel subconscio.

Ho’oponopono può essere usato per guarire traumi, migliorare le relazioni e raggiungere la pace interiore.

Recitare il mantra consente di influenzare positivamente anche situazioni esterne, assumendosi la responsabilità della propria percezione della realtà.

Ho’oponopono consente di sciogliere i blocchi enrgetici, allineare i tre sè e armonizzare la propria visione della realtà con la percezione dell’assenza di separazione e di limiti tra tutto ciò che esiste ( KALA).

Facendo Ho’oponopono si chiede perdono, si offre amore e si ristabilisce pono (equilibrio).

Ho’oponopono è conosciuto oggi in occidente attraverso il mantra “Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo”, che, tuttavia, è stato codificato proprio per noi occidentali, dal momento che gli hawaiani praticano Ho’oponopono, o almeno lo praticavano, come stile di vita e predisposizione interiore, senza la necessità di ripetere il mantra.

Esistevano tradizionalmente diverse modalità per praticare Ho’oponopono, affini a quel tipo di cultura e società, di cui ti parlerò a breve, ma non esisteva il mantra come lo conosciamo e ripetiamo noi oggi.

Ho’oponopono è una delle pratiche più affascinanti e potenti dello sciamanesimo hawaiano, con una storia radicata nella tradizione indigena e un’evoluzione moderna che l’ha resa accessibile a un pubblico globale.

Nella lingua hawaiana, Ho’oponopono significa “rimettere le cose a posto” o “correggere un errore”.

Tradizionalmente, era un rituale comunitario di guarigione e riconciliazione, guidato da un kahuna lapa’au (guaritore) o un anziano rispettato.

Veniva praticato quando sorgevano conflitti all’interno di una famiglia o di una comunità, come litigi, malattie o disarmonie percepite come il risultato di un’interruzione dell’equilibrio spirituale (pono).

Il processo tradizionale coinvolgeva:

  • Preghiera: un’invocazione agli spiriti (aumakua) o al divino per ricevere guida.
  • Discussione aperta: ogni persona coinvolta esprimeva i propri sentimenti e responsabilità senza giudizio.
  • Confessione e perdono: i partecipanti riconoscevano i propri errori e chiedevano perdono, spesso accompagnati da gesti simbolici come offerte o abbracci.
  • Ristabilimento di pono: la chiusura del rituale sanciva la pace e il ritorno all’armonia. L’idea di base era che ogni problema, anche fisico, derivasse da una disconnessione spirituale o da “memorie” negative condivise nel gruppo e che il perdono collettivo potesse dissolvere queste tensioni.

     

    Evoluzione moderna di Ho’oponopono

    Negli anni ’70, la kahuna Morrnah Nalamaku Simeona trasformò Ho’oponopono in una pratica individuale e universale, svincolata dal contesto comunitario.

    La sua versione, chiamata “Self-Identity through Ho’oponopono”, si basa sull’idea che ogni individuo è responsabile al 100% della propria realtà, incluse le esperienze esterne, perché queste riflettono memorie subconscie da “pulire”.

    Morrnah introdusse un approccio più interiore, accessibile a chiunque, indipendentemente dalla cultura o dalla presenza di un kahuna.

    Il dottor Ihaleakala Hew Len, allievo di Morrnah, portò questa pratica alla ribalta internazionale. Celebre è il suo racconto di aver “guarito” un reparto di pazienti psichiatrici criminali nell’ospedale di stato delle Hawaii senza mai incontrarli direttamente, semplicemente “pulendo” le memorie negative dentro di sé mentre leggeva le loro cartelle cliniche. Questo episodio, sebbene dibattuto, ha reso Ho’oponopono sinonimo di un metodo semplice ma profondo. –

    La versione contemporanea si concentra sulle quattro parole da ripetere mentalmente o verbalizzandole, come una sorta di mantra o preghiera, per affrontare qualsiasi problema, emozione o situazione:

  • 1. “Mi dispiace”: riconosci che qualcosa, anche e soprattutto di carattere inconscio, dentro di te ha contribuito alla nascita e alla manifestazione del problema.

  • 2. “Perdonami”: chiedi perdono a te stesso o al divino per queste memorie o blocchi. Il perdono è un atto di pulizia delle matrici energetiche che manifestano la situazione in questione, concetto molto diverso da quello conosciuto negli ambienti cattolici. In Ho’oponopono il perdono è un atto di liberazione e guarigione, di pulizia dalle cause energetiche che sono alla base della situazione per cui si fa Ho’oponopono.

  • 3. “Grazie”: esprimi gratitudine per l’opportunità di rilasciare il peso e per la guarigione in atto.

  • 4. “Ti amo”: invii amore a te stesso, agli altri e all’universo, ristabilendo l’armonia e ti allinei e sintonizzi con l’amore e con la sua vibrazione.

    L’atto di recitare queste frasi è considerato un processo di resa al sé superiore (Aumakua), che dissolve le memorie tossiche accumulate nel subconscio (Unihipili). Quindi, non è necessario capire razionalmente cosa si sta pulendo, “basta” la resa al Divino e la fiducia nella sua volontà e nel suo operato.

    Se l’intenzione è forte e pulita e l’atto di affidamento lo è allo stesso modo, il processo di pulizia avviene in maniera efficace.

    Nella visione di Ho’oponopono, tutto ciò che percepiamo – un conflitto, una malattia, un evento negativo – è una proiezione delle nostre memorie interne, spesso ereditate da generazioni passate o esperienze precedenti.

    Queste memorie influenzano la nostra vita, nonostante nn siano percepite a livello conscio e quindi nonostante non se ne sia consapevoli.

    Recitando il mantra si “puliscono” questi dati, permettendo all’energia divina (mana) di fluire liberamente e riportare lo stato di pono (equilibrio).

    Non si tratta di cambiare gli altri o il mondo esterno, ma di trasformare se stessi.

    Se qualcuno ti ferisce, ad esempio, non è la persona il problema, ma la memoria dentro di te che ha attirato quell’esperienza. Pulendo quella memoria, la situazione si risolve naturalmente.

    Ho’oponopono è incredibilmente versatile e può essere usato per affrontare una vasta gamma di situazioni.

  • 1. Gestione delle emozioni: Se provi rabbia o ansia, ripeti le frasi concentrandoti su quell’emozione. Ad esempio: “Mi dispiace per questa rabbia che sento, perdonami, grazie, ti amo”.

  • 2. Migliorare le relazioni: Quando hai un conflitto con qualcuno, invece di accusarlo, “pulisci” la tua percezione di quella persona. Immaginala mentre reciti le frasi, senza aspettarti un cambiamento diretto: spesso, la relazione si armonizza spontaneamente.

  • 3. Guarigione personale: Per traumi o dolori del passato, applicalo come una meditazione quotidiana. Concentrati sull’evento o sulla sensazione e ripeti le frasi, lasciando che il processo dissolva il peso emotivo.

  • 4. Affrontare problemi pratici: Hai un ostacolo sul lavoro o una decisione difficile da prendere? Usa Ho’oponopono per “pulire” i blocchi mentali e aprire la strada a soluzioni intuitive.

  • 5. Pratica spirituale: Può essere integrato in una routine di meditazione o preghiera, rafforzando la connessione con il sé superiore e l’universo. Puoi inserirlo, ad esempio, durante gli autotrattamenti o i trattamenti Reiki.

    È una pratica estremamente semplice, non richiede strumenti complessi o anni di studio.

    È una pratica flessibile, è applicabile a qualsiasi contesto, da quello personale a quello professionale.

    È estremamente utile, se praticata con il giusto intento e con uno stato interiore di sincero affidamento, per imparare a lasciare andare il controllo e a fidarsi del processo di guarigione.

    Richiede fede nel processo, il che può essere difficile per chi cerca risultati immediati o tangibili.

    Ho’oponopono è un ponte tra la saggezza antica hawaiana e le esigenze moderne, unendo semplicità e profondità.

    È una pratica che invita a guardare dentro di sé, assumendosi la responsabilità della propria pace interiore senza dipendere dagli altri. Nella sua essenza, riflette il principio Huna di Aloha: amare è essere in armonia e guarire se stessi è guarire il mondo.

Vera Nika

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Vera Nika

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